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Fisco: l’operazione negoziale che consente un risparmio d’imposta senza essere sorretta da alcuna giustificazione economica si configura come abuso del diritto

Corte di cassazione, sezione V civile (tributaria), sentenza 13 luglio 2018, n. 18633
In materia tributaria, gli indici sintomatici dell’abuso del diritto vanno ricercati non già nella causa (funzione economico-sociale) ovvero negli effetti giuridici del negozio o della complessa operazione negoziale (diretti a disciplinare il regolamento di interessi voluto dalle parti), bensì nel limite imposto dalla convenienza economica dell’operazione, nel senso che, dati la peculiare situazione economico-patrimoniale e il tipo di organizzazione aziendale o societaria del soggetto, quali risultano ex ante rispetto all’operazione economica da compiere, detto limite è rispettato se la modifica di tale situazione – mediante l’attività negoziale posta in essere – è rispondente a logiche di mercato e, in ultima analisi, ai principi di economicità della gestione. Ove tali requisiti di economicità non siano, invece, rinvenibili nell’operazione realizzata, ma la fattispecie negoziale posta in essere consenta comunque di realizzare, mediante una diversa allocazione delle risorse economico-patrimoniali preesistenti, un trattamento fiscale più favorevole, allora la duplice combinazione di tali elementi (carente giustificazione economica dell’operazione, realizzazione di un risparmio fiscale) fa sì che l’operazione debba essere qualificata come elusiva, in quanto diretta esclusivamente a impedire la verificazione del presupposto d’imposta (v. anche Cass. civ., sez. VI, ord. n. 9610/2017, in questa Rivista).
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