Skip links

Per il bonus prima casa basta la residenza di un solo coniuge

Un nuovo arresto della Corte di Cassazione conferma l’orientamento, ormai consolidato, secondo cui l’agevolazione prima casa spetta per l’intero acquisto ove uno dei coniugi acquirenti in comunione legale non possegga (o non abbia trasferito entro 18 mesi dall’acquisto) la residenza nel Comune in cui si trova l’abitazione, purché questa ultima si trovi nel Comune in cui vi è la residenza della famiglia.

Si tratta dell’ordinanza n. 16604, depositata ieri, 22 giugno 2018, con cui la Corte di Cassazione ha ribadito che il requisito della residenza nel Comune in cui è ubicato l’immobile acquistato con il beneficio prima casa deve essere riferito alla famiglia, con la conseguenza che, in caso di comunione legale tra i coniugi acquirenti, quel che rileva è che l’immobile acquistato sia destinato a residenza familiare, mentre non assume rilievo in senso opposto la circostanza che uno dei coniugi non abbia la residenza anagrafica in tale comune o non l’abbia trasferita entro 18 mesi dal rogito.

Tale principio – precisano i giudici di legittimità – vale in tutte le ipotesi di acquisto dell’abitazione ad opera della comunione legale a norma dell’art. 177 c.c. e, quindi, sia in caso di acquisto separato (da parte di uno solo dei coniugi, purché non si tratti di beni personali), che in caso di acquisto congiunto dell’abitazione.

Si ricorda, in proposito, che, tra le condizioni per l’accesso all’agevolazione prima casa, la Nota II-bis all’art. 1 della Tariffa, parte I, allegata al DPR 131/86, richiede che l’immobile sia ubicato nel territorio del Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività.

Ciò vale sia per l’acquisto congiunto che separato

A dispetto del tenore letterale della norma, che fa riferimento alla residenza dell’acquirente (e, quindi, in caso di acquisto congiunto, richiederebbe la condizione in capo ad entrambe le parti acquirenti) la giurisprudenza ha fornito una interpretazione della norma che, in modo assolutamente condivisibile, tiene conto della residenza della famiglia, invece che della residenza anagrafica dei singoli acquirenti.

In tal senso, si sono espresse, tra le altre, le sentenze della Corte di Cassazione n. 13334/2016 e 13085/2003, rilevando che, se l’immobile acquistato è adibito a residenza della famiglia, è irrilevante la diversa residenza di uno dei coniugi che hanno acquistato in regime di comunione, in quanto, anche dal punto di vista civilistico, questi sono tenuti, ai sensi dell’art. 144 c.c., alla coabitazione e non ad una comune residenza anagrafica.


approfondisci

from Eutekne.info
via IFTTT