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Scissione asimmetrica immobiliare senza elusione

La risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 36 pubblicata ieri ha analizzato l’eventuale presenza di elementi che possono integrare l’abuso del diritto in merito ad una scissione societaria non proporzionale con l’attribuzione della quasi totalità del patrimonio immobiliare a favore di quattro srl unipersonali di nuova costituzione, ciascuna delle quali partecipata da ogni socio.
Tale operazione deriva dal fatto che i soci hanno manifestato divergenze di opinioni sulla futura gestione societaria, come documentato dai verbali di assemblea del consiglio di amministrazione.

Ai sensi dell’art. 173 del TUIR, la scissione totale o parziale di una società, in altre preesistenti o di nuova costituzione, infatti, non costituisce realizzo né distribuzione delle plusvalenze e minusvalenze dei beni delle società, comprese quelle relative alle rimanenze e all’avviamento (principio della neutralità fiscale).
Allo stesso modo, il cambio delle partecipazioni originarie non comporta l’insorgenza di alcun tipo di reddito in capo ai soci della società scissa, salvo eventuali conguagli in denaro.

In merito al caso in esame, l’Agenzia delle Entrate ritiene che l’operazione di scissione non proporzionale asimmetrica, che risulta finalizzata a superare i conflitti fra i soci, non comporti il conseguimento di alcun vantaggio fiscale indebito, non ravvisandosi alcun contrasto con la ratio di disposizioni tributarie o con i principi dell’ordinamento tributario.
Tale scissione costituisce, infatti, un’operazione fisiologica per consentire ai quattro soci di proseguire l’attività di gestione degli immobili secondo diverse prospettive imprenditoriali.

Con riferimento alla fattispecie di dissidio tra i soci, anche con la normativa precedente era stata esclusa l’elusività dalla ris. Agenzia delle Entrate n. 56 del 22 marzo 2007, la quale ha considerato legittima la scelta di porre in essere una scissione non proporzionale, con la quale i soci dividono le loro strade e proseguono ciascuno con una propria società cui viene assegnata una parte del patrimonio della scissa.

Anche la norma di comportamento AIDC di Milano n. 147 aveva rilevato “l’esistenza di un sicuro interesse della società (valida ragione economica) a limitare o contenere gli effetti dannosi di un deterioramento dei rapporti fra soci quando questo sia già, o stia per diventare, così grave da influire significativamente sulla gestione dell’impresa sociale, condizionandone i presupposti di efficienza e di economicità”.

L’Amministrazione finanziaria è intervenuta anche in materia di imposta di registro, chiarendo che l’operazione di scissione asimmetrica così come configurata non comporta il conseguimento di alcun vantaggio fiscale “indebito” per le medesime considerazioni sopra esposte. Si applica, quindi, l’imposta nella misura fissa di 200 euro.

La risposta in commento completa il quadro interpretativo relativo alla nuova disciplina anti-abusiva con riferimento alle scissioni che hanno ad oggetto l’assegnazione di patrimoni immobiliari.
In particolare, sul tema erano già intervenute:
– la risoluzione n. 97/2017, secondo cui non configura abuso del diritto la scissione parziale proporzionale di una società con beneficiaria neocostituita (assegnataria del solo ramo immobiliare) e la successiva cessione di tutte le partecipazioni nella scissa;
– la risoluzione n. 98/2017, secondo cui non integra una fattispecie abusiva una scissione asimmetrica non proporzionale con la quale ai soci della società scindenda che non intendevano usufruire dell’assegnazione agevolata di immobili venivano attribuite le quote della società beneficiaria.

Ammessa la creazione di società contenitore

Di recente, inoltre, la risposta dell’Agenzia delle Entrate all’istanza di interpello n. 21 del 3 ottobre 2018 ha escluso profili di abuso del diritto per un’operazione di scissione parziale proporzionale a seguito della quale una società industriale provvede a scorporare il proprio ramo immobiliare a favore di una società beneficiaria esistente, partecipata dai medesimi soci della scissa, pur se con diverse percentuali.

Sempre guardando alla risposta n. 36/2018, si osserva anche che l’Amministrazione finanziaria sembra aver chiarito quanto affermato nella risoluzione n. 98/2017 dove si sostiene che potrebbe essere considerata abusiva un’operazione diretta a creare una società “contenitore” (di immobili o di azienda) le cui partecipazioni venissero poi cedute dai soci persone fisiche, con l’esclusivo fine di spostare la tassazione dai beni di primo grado (es. immobili) ai beni di secondo grado, le partecipazioni, soggetti ad un regime di tassazione più favorevole.

Il fatto che tale risposta non consideri elusiva l’assegnazione del patrimonio immobiliare della scissa in favore di quattro società unipersonali di nuova costituzione significa che non integra abuso del diritto l’operazione diretta soltanto alla creazione di una c.d. “società contenitore” (purché continui l’attività), bensì che potrebbero essere contestate le successive cessioni di partecipazioni se finalizzate a beneficiare di un vantaggio fiscale.


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