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STP con maggioranza dei due terzi dei soci professionisti per teste e per quote

Il CNDCEC, allo stato attuale, non può accogliere le domande d’iscrizione nella sezione speciale dell’albo formulate da società tra professionisti che non presentano la maggioranza dei due terzi dei soci professionisti sia per teste, sia per quote. Questa è la conclusione a cui è giunto il Consiglio nazionale nell’Informativa n. 85 di ieri, riportando una recente ordinanza del Tribunale di Treviso che si è pronunciata in questo senso.

Si ricorda che, in base a quanto disposto dall’art. 10 comma 4 lett. b) della L. 183/2011, nelle STP il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci.

Il CNDCEC sottolinea di essersi espresso più volte sulla questione, fornendo la stessa interpretazione. Il Pronto Ordini n. 319/2017 del 30 aprile 2018, l’ultimo in ordine di tempo, ha chiarito che dalla formulazione letterale del citato art. 10 emerge che: la maggioranza dei due terzi dei soci professionisti deve ricorrere congiuntamente sia per teste che per quote societarie, indipendentemente dalla forma societaria assunta dalla STP; le quote societarie (la partecipazione al capitale) dei professionisti devono essere tali da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci.
Secondo il Consiglio nazionale, questa lettura risulta avvalorata dall’art. 4-bis dell’ordinamento professionale forense (L. 247/2012) inserito dall’art. 1, comma 141, lett. b) della L. 124/2017 (si veda “Società tra avvocati con maggioranza di soci professionisti” del 21 settembre 2015).

In virtù di questa posizione, nelle decisioni del 28 marzo scorso il CNDCEC, chiamato a decidere su diversi ricorsi presentati dopo la mancata iscrizione nella sezione speciale dell’albo di società tra professionisti prive del requisito della presenza dei due terzi dei soci professionisti per teste, ha rigettato i ricorsi ritenendo che “il senso letterale della disposizione impone inequivocabilmente di riconoscere la natura di società tra professionisti alle società in cui risulti una maggioranza dei due terzi sia riguardo al numero dei soci professionisti (c.d. maggioranza per teste) che riguardo alle quote sociali dei medesimi (c.d. maggioranza per quote)”.

Contro una di queste decisioni è stato presentato ricorso al Tribunale di Treviso e l’Informativa di ieri rende nota l’ordinanza del 20 settembre 2018, che ha aderito alla tesi del Consiglio nazionale.
Nel dettaglio – si legge nell’Informativa – per il Tribunale “deve essere confermata la decisione impugnata atteso che la società reclamante non possiede i requisiti prescritti dall’art. 10, comma 4, lett. b della legge 183/2011, essendo la compagine sociale composta da un solo socio esercente la professione di dottore commercialista a fronte di ben 4 ulteriori soci non professionisti partecipanti alla società con finalità di investimento […] La lettera della legge è chiara nel prescrivere quale requisito delle società per l’iscrizione nella sezione speciale dell’Albo Professionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili … che «In ogni caso il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale sociale dei professionisti deve essere tale da determinare la maggioranza di due terzi nelle deliberazioni o decisioni dei soci»”.

Prevalenza dei soci professionisti prescritta dalla legge in via cumulativa

Per questo motivo, il Tribunale di Treviso sottolinea che il “requisito della prevalenza dei soci professionisti sia nella partecipazione al capitale sociale che nel numero dei soci è prescritto dalla legge in via cumulativa senza possibilità di eccezione alcuna”; la lettera della norma statuisce infatti che “«in ogni caso» i soci professionisti devono sia possedere la maggioranza del capitale sociale che essere in numero tale da garantire la maggioranza dei due terzi nelle deliberazioni, a prescindere, quindi, dal metodo di voto (per quote o per teste)”.

Non risultando, a oggi, pronunciamenti giurisprudenziali difformi, il CNDCEC ritiene di non poter accogliere le domande d’iscrizione nella sezione speciale se le STP non presentano congiuntamente la maggioranza dei due terzi dei soci professionisti per teste e per quote.

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